Perchè è importante parlare ai bambini

di Daniela Cirabolini


Spesso gli adulti pensano che tenere nascosto un evento traumatico o raccontare “piccole bugie” ai bambini possa difenderli da un grande dolore, evitandoglielo, o, semplicemente, posticipandolo. Gli eventi critici investono anche (e soprattutto) l’adulto, che si trova così ancora più sguarnito, senza energie e con poche risorse disponibili per riuscire a gestire anche il dolore del proprio figlio.

Parlando di eventi traumatici o critici, mi riferisco ad eventi che purtroppo possono trovarsi sul cammino di ogni famiglia: una malattia, un lungo ricovero, una separazione, un lutto… Se il tenere il più possibile al riparo il bambino da tutto questo può sembrare una soluzione accettabile, si rivela invece essere effimera e, a volte, addirittura controproducente, in quanto è innegabile che, se anche non viene esplicitato a parole al bambino cosa sta accadendo intorno a lui, il bambino è sempre molto attento ed è, proprio per sua natura, un abile lettore dei comportamenti degli adulti, del linguaggio non verbale delle su figure di riferimento, riuscendo spesso a cogliere ogni cambiamento nella routine, ogni silenzio, ogni sofferenza sul volto degli adulti. Agli occhi del bambino questo “non detto”, questo segreto, assume un carattere negativo, stando cioè a testimoniare che è successo qualcosa di negativo, qualcosa di brutto, che, dato che i grandi non ne parlano, è da nascondere o, peggio, qualcosa di cui vergognarsi. Per la sua sensibilità starà ben attento a non fare domande, a non chiedere chiarimenti, rischiando di poter rattristare ancor di più l’adulto, incrinando il già fragile equilibrio.

In aggiunta, non potendo reperire altre spiegazioni valide, che possano dare un motivo ai cambiamenti che nota, potrà cercare nel suo comportamento la causa di tutto, colpevolizzandosi per ciò che vede accadere intorno a lui e che non gli è stato spiegato. Anche le bugie o le spiegazioni non veritiere convinceranno poco il bambino, aumentando in lui l’opinione di essere l’unico responsabile, oppure faranno in modo che debba fare i conti con la realtà in modo improvviso, senza essere preparato, quando non sarà più possibile evitare di constatare la realtà dei fatti.

In altre parole, il silenzio genera fantasie e paure che non fanno altro che, autoalimentandosi, ingigantirsi, rischiando di far stare peggio il bambino rispetto a come lo farebbe stare l’evento negativo di per sé. Se lo scopo è quello di non far soffrire il bambino, ci si può trovare davanti al paradosso in cui il bambino deve gestirsi il dolore da solo senza il supporto e le spiegazioni dell’adulto, con il rischio che si senta responsabile dell’accaduto.

Appare chiaro quindi che ciò che può fare l’adulto è riuscire a mettere in parola ciò che sta accadendo, mettere al corrente il bambino di ciò che sta accadendo o accadrà a breve e le possibili conseguenze, con un linguaggio adeguato alla sua età e con spiegazioni che egli sia in grado di comprendere.
Nel caso in cui sia difficile portare a termine questo compito ci si può rivolgere a professionisti che possono svolgere il ruolo di agevolatori, di facilitatori, permettendo così al bambino di esprimere liberamente parole, pensieri, dubbi, paure ed emozioni. In quest’ottica si inserisce il gruppo per figli di genitori separati, che l’Associazione “Il Raggio verde Onlus”organizza per creare un luogo “neutro” dove poter parlare liberamente, senza tabù di ciò che stanno passando, facendo un’esperienza di condivisione con altri bambini che vivono la stessa situazione e che può agevolare la famiglia intera ad affrontare meglio la separazione.

Per informazioni e chiarimenti sul gruppo “Figli di genitori separati” cliccare qui.

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