di Chiara Fanciulli


Cosa sono i DSA?

Quando si parla di DSA – Disturbi Specifici dell’Apprendimento ci si riferisce a disturbi di origine neurobiologica che riguardano ambiti specifici come la lettura, scrittura o calcolo. È possibile che il disturbo si manifesti in un solo ambito, ma spesso coinvolge più aree.

La comunità scientifica internazionale ha stabilito un criterio fondamentale per la definizione e la diagnosi dei DSA: il criterio della discrepanza. Come suggerisce la stessa parola, i DSA sono caratterizzati e si identificano da una inattesa “scollatura”,  “divario”, tra livello intellettivo generale (comunemente detto “intelligenza”) e riuscita negli apprendimenti di base.
Un bambino con un’intelligenza nella media e un’abilità di lettura significativamente inferiore rispetto a quella dei coetanei, mostra appunto una discrepanza inattesa, che potrebbe indicare la presenza di un disturbo specifico dell’apprendimento.

Vengono, quindi, definiti disturbi specifici in quanto la loro caratteristica principale è che questo disturbo si riferisce a uno specifico dominio di abilità in modo significativo, ma circoscritto, mentre è intatto il funzionamento intellettivo generale. Ciò significa che un dislessico, sa leggere ma non lo fa in modo automatico e veloce, un disortografico, sa scrivere ma fa degli errori, un disgrafico, scrive ma le sue lettere sono poco riconoscibili, un discalculico, sa fare i conti ma è più lento.

Quanti bambini soffrono di questi disturbi?

L’incidenza di questi disturbi è stimabile mediamente attorno al 3-4%. Si tratta di valori importanti, poiché questo significa che in media ci possiamo aspettare la presenza di almeno un alunno per classe con queste difficoltà, spesso sono anche di più.

Quando si manifestano?

Si tratta solitamente di difficoltà che si manifestano nel bambino fin dalle prime fasi del suo apprendimento, quando deve acquisire nuove abilità come la lettura, la scrittura ed il calcolo, in quanto il suo assetto neuropsicologico non favorisce l’apprendimento automatico di queste specifiche abilità. Tuttavia spesso questi bambini hanno un QI elevato e quindi riescono almeno inizialmente a compensare il disturbo, della lettura, per esempio, compensando con l’ascolto. Purtroppo però più aumenta la scolarizzazione, (suole medie e superiori), più aumentano le materie e le informazioni da studiare e il ragazzo fa sempre più fatica a trovare strategie di compensazione e va in crisi: per questo motivo ci sono ragazzi che vengono diagnosticati tardivamente.

Come evolvono?

I disturbi sono evolutivi e cambiano il modo di manifestarsi anche in base alla classe di scolarizzazione.

L’evoluzione di tali Disturbi, in effetti, è favorita dalla precocità ed adeguatezza dell’intervento, oltre che dalle misure compensative prese nell’ambito del percorso scolastico per favorire l’apprendimento. È quindi di fondamentale importanza un riconoscimento e una diagnosi precoce, ma anche soprattutto un affiancamento del bambino/ragazzo da parte del terapeuta che lo sostenga e indirizzi in questa importante fase dello sviluppo

Che impatto hanno sulla persona?

Una diagnosi e un intervento quanto più precoce e tempestivo sono fondamentali anche per una prognosi favorevole riguardo all’evoluzione sociale e della personalità di chi presenta queste problematiche. Questi soggetti presentano frequentemente storie di insuccesso nella scuola dell’obbligo che spesso finiscono per compromettere non solo la carriera scolastica, ma anche lo sviluppo della personalità e un adattamento sociale equilibrato

Si è riscontrato che circa l’80% dei bambini con problemi di apprendimento presentano anche problematiche di tipo relazionale. Di solito tali bambini sono meno benvoluti e più facilmente respinti rispetto agli altri compagni, presentano minore adattamento sociale ed emotivo, maggiore ansia, ritiro in se stessi, depressione e bassa autostima.

Quando e come intervenire?

Sarà possibile fare una diagnosi solo alla fine della seconda elementare (dislessia, disortografia, disgrafia) o in terza elementare (discalculia), tuttavia se si vi è un sospetto già all’ultimo anno della scuola materna è possibile prevedere un lavoro di prevenzione e attuare una prima ipotesi riconoscimento, segnalare il caso con sospetto DSA, accompagnandolo comunque con interventi di potenziamento durante il suo cammino formativo.

Per affrontare i DSA è necessario un lavoro sinergico fra specialisti, docenti, famiglie, per sostenere il bambino/ ragazzo appena possibile nel modo più adeguato e personalizzato. È necessaria quindi una stretta collaborazione con la scuola per poter costruire il PDP (Piano Didattico Personalizzato).

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